«Ma come mai il San Paolo non riesce a esprimere un consigliere comunale?»
Riporto qui di seguito l’intervista pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno, a firma della giornalista Rossanna Volpe, sul tema della rappresentanza del quartiere San Paolo e delle sfide che questo territorio continua ad affrontare.
BARI
«Sono del quartiere». Così si presentano gli abitanti del San Paolo. Un’appartenenza che viene prima di tutto. Dopo il bike tour tra i murales e la street art, Stefano Franco, ex consigliere municipale e residente storico, non contesta l’iniziativa ma invita ad andare oltre la cartolina: dietro i colori dei muri c’è un territorio di trentotto mila abitanti che sconta un astensionismo da record, carenza di servizi e una distanza ancora profonda dal resto della città.
«Apprezziamo l’arte – dice – ma serve una nuova narrazione che parta dai diritti e dalle opportunità, non solo dagli eventi spot»
Cosa intende?
«Come spesso ripeto, chi non abita in questo quartiere, chi non conosce le sue strade non può capire cosa significa viverci ogni giorno. Iniziative come questa, che indubbiamente sono apprezzabili, hanno solo il pregio di valorizzare l’arte. Ma noi abbiamo bisogno di parlare anche di altro…».
Qual è il nodo principale, secondo lei?
«La distanza con la città. Non solo geografica, ma culturale e politica. Qui abbiamo quasi quarantamila abitanti e da venticinque anni non esprimiamo un consigliere comunale.
Vi rendete conto?
Non solo, l’astensionismo arriva al settanta per cento. Questo significa che manca una politica dal basso, una consapevolezza che parta dai residenti, dalle parrocchie, dalle associazioni.
Manca l’attenzione verso il territorio. Come se vivessimo in un’altra città. Come se quanto accade a Palazzo della città non ci riguardasse».
È anche una questione di servizi?
«Assolutamente sì. I servizi cambiano la natura di un luogo. Al San Paolo manca un liceo: c’è solo un istituto alberghiero che fa un lavoro straordinario. Io andavo al liceo scientifico Salvemini, era un viaggio ogni giorno.
Se succedeva qualcosa a scuola, la colpa poteva essere “di quello del San Paolo”.
Una frattura, una distanza che non si è mai ricucita».
Lo spreco degli spazi pubblici
In via Candura la sede Asl è chiusa da quindici anni. L’ex teatro San Nicola oggi è un deposito di biciclette.
Qui inaugurano ipermercati, ma non luoghi di aggregazione. Il cinema Fantarca è chiuso da vent’anni e non è mai stato sostituito.
Il Ciaky? Chiuso anche quello anche se non ha mai avuto una funzione sociale, di aggregazione.
Non abbiamo nel nostro quartiere un vero spazio di comunità. Il ragazzo del quartiere la sera che deve fare?
«Qui abbiamo quasi quarantamila abitanti e da venticinque anni non esprimiamo un consigliere comunale. L’astensionismo arriva al settanta per cento: questo significa che manca una politica dal basso e una consapevolezza che parta dai residenti.»
Anche sui servizi sanitari avete avuto problemi
«Abbiamo fatto una battaglia per far riaprire un centro vaccinale e lo abbiamo finalmente inaugurato nel 2024.
Ma qui ogni cosa sembra un regalo, non un diritto».
C’è anche un tema di spazi pubblici inutilizzati
«Ce ne sono tanti. In via Candura c’era una sede Asl chiusa da quindici anni. Avevamo chiesto di realizzare in quegli spazi una cittadella per i giovani e gli anziani.
Ci sono tante associazioni che chiedono spazi. Sarebbero importanti punti di riferimento per il territorio.
Non solo: nel municipio esiste un auditorium che un tempo era il teatro San Nicola. Oggi è un deposito di biciclette.
Perché non riqualificarlo? Perché non possiamo avere un teatro anche in questo quartiere?».
Il PNRR poteva essere un’occasione?
«Sono stato presidente della Commissione speciale PNRR e speravo servisse a ridurre le diseguaglianze. In realtà, dove il territorio non era fertile, i lavori sono andati a rilento.
Ora inaugurano due asili, ed è giusto dire grazie. Ma qui c’è denatalità.
Serve una visione più ampia e una maggiore conoscenza del territorio per dare risposte efficaci».
In conclusione, cosa chiede alla città e a chi l’amministra?
«Che smetta di vedere il San Paolo come un quartiere da raccontare a puntate, solo quando fa comodo.
Per i sociologi è un territorio da analizzare, ma per noi è casa.
Noi stiamo lavorando per costruire un tessuto sociale più forte coinvolgendo associazioni e realtà del territorio.
A maggio porteremo qui le eccellenze, le riuniremo per il terzo anno consecutivo in un grande appuntamento.
Ma non basta.
La nostra comunità chiede rispetto, servizi e pari dignità».