in Vita

Ricominciare dopo le cadute: riflessioni di fine anno e nuove sfide per il 2026

Ogni volta che finisce un anno e ne inizia uno nuovo, si sente quasi irrefrenabilmente un istinto di scrivere e buttare giù due battute.

Non mi soffermerò su pensieri filosofici, ma avverto l’esigenza di scrivere delle righe, per me più che per convenzione sociale.

Gli ultimi due anni sono stati per me periodi di tempo dove ho maturato una serie di esperienze che mai avrei immaginato. Ho sperimentato lo stigma pesante dell’etichetta di perdente. Questa, tuttavia, è una condizione quasi catartica: consente di capire affondo chi hai attorno, chi c’era solo per un’aspettativa personale e chi, invece, c’era semplicemente perché condivide visceralmente i valori e gli ideali che accomunano le anime. E se i primi sono un numero estremamente maggiore dei secondi, come c’è d’aspettarselo, l’arma del tradimento che arriva da questi ultimi è, però, qualcosa che può fare ancora più male. Il rischio di rimanere a terra e non rialzarsi più, di abbandonare il sogno per vivere di alibi, di rinchiudersi nella comfort zone in maniera permanente, è altissimo in questi frangenti.

Ma, uno dei grandi vantaggi di chi come me viene dalla gavetta della strada, è che, in fondo in fondo, vive ogni esperienza come un dono e ogni successo come qualcosa da accudire gelosamente e da vivere con distacco perché sa che è solamente una gioia passeggera. E se questo può apparire triste e malinconico, in realtà è una delle ricchezze maggiore che si possiedono, spesso senza neanche saperlo. La vita è fatta di alti e bassi, di conquiste e sconfitte, di vittorie e disfatte. Sarà la mia esperienza sportiva agonistica, o semplicemente un oscuro lato caratteriale, ma ho sempre vissuto ogni situazione nella confidenza che ciò che si riceve è temporaneo e la vera qualità è la capacità di resistere, di rialzarsi dopo ogni caduta, di vedere la luce anche nel buio profondo.

E così, voglio salutare, e lasciare andare via, questi due anni passati a riflettere su quanto tempo ho investito nelle relazioni sbagliate, su quanti errori di valutazione ho fatto, su quanto mi sono fidato e ho avuto aspettativa in situazioni che oggettivamente non mi appartenevano e che non potranno mai appartenermi, un po’ per condizione, un po’ per convinzione.

Ma ogni situazione, anche la più dolorosa, ha il suo risvolto positivo, il lato luminoso della medaglia, la parte di bicchiere mezza piena. Da lì si riparte, e da lì ripartirò. Dalla famiglia, dai valori di vita, dall’amicizia.

Quest’anno è l’anno di riaddrizzare la rotta, di riprendere situazioni lasciate in sospeso, di colmare alcuni vuoti lasciati nella speranza che nessuno se ne accorgesse. Nuove sfide attendono all’orizzonte.

Auguri a tutti noi che non vogliamo mollare e crediamo sempre che ci siano i margini per la costruzione di un mondo migliore. Che questo 2026 abbia inizio.

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