Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di intervenire a Mola di Bari nella presentazione di Politicamente Corretti, un percorso di formazione politica promosso dall’Arcidiocesi di Bari, all’interno del quale svolgo il ruolo di docente in un laboratorio.
Ho scelto di partire da una domanda semplice, quasi banale, ma che spesso diamo per scontata:
cosa vuol dire fare politica oggi?
Non la politica dei talk show, delle tifoserie o delle contrapposizioni sterili. Ma la politica come dimensione inevitabile della vita quotidiana. La politica come cura della polis, come spazio in cui si decide — consapevolmente o meno — che tipo di comunità vogliamo abitare.
Viviamo un tempo in cui la parola “politica” è diventata per molti sinonimo di distanza, disillusione, talvolta fastidio. Eppure la politica continua ad agire nelle nostre vite: quando scegliamo di informarci (o di non farlo), quando deleghiamo senza partecipare, quando rinunciamo a prendere parola. Anche l’assenza è una forma di scelta.
Per questo il percorso Politicamente Corretti non nasce per “formare politici”, ma per formare persone politicamente consapevoli.
Il punto di partenza non sono le ideologie, ma le persone.
Non i partiti, ma le relazioni.
Non le risposte, ma le domande giuste.
Nel mio intervento ho provato a chiarire un aspetto centrale: non esiste una partecipazione politica autentica senza consapevolezza. E non esiste consapevolezza senza formazione.
Formazione significa imparare a leggere la complessità, riconoscere le fonti, distinguere fatti e opinioni, accettare il conflitto come parte del dialogo e non come una guerra da vincere. Significa allenarsi al pensiero critico, alla responsabilità delle parole, alla fatica dell’ascolto.
In questo senso, Politicamente Corretti è un percorso profondamente educativo.
Non offre scorciatoie. Non promette soluzioni facili.
Propone invece un cammino esigente, che chiede tempo, approfondimento, confronto.
Un percorso che mette insieme dimensione culturale, sociale ed etica.
Che invita a superare la logica del “contro” per riscoprire quella del “per”.
Per la comunità, per il bene comune, per una cittadinanza più matura.
Come docente di laboratorio, il mio ruolo non è trasmettere verità confezionate, ma attivare processi: far emergere domande, stimolare riflessioni, creare spazi sicuri in cui sbagliare, ripensarsi, cambiare idea. Perché crescere politicamente significa anche questo: mettersi in discussione in modo da assumere la dimensione del servizio verso altri.
Il laboratorio dello scorso anno ha affrontato il complesso tema della Politica Come Scienza: attraverso l’analisi degli Open Data messi a disposizione del Comune di Bari, abbiamo provato a raccontare la qualità della vita all’interno dei diversi quartieri e municipi: non con pregiudizio, ma con dati concreti a supporto.
In un tempo segnato da polarizzazioni e semplificazioni, investire sulla formazione politica è un atto profondamente controcorrente. E proprio per questo necessario.
Politicamente Corretti non è solo un progetto. È una scelta educativa. Partendo dalla convinzione che oggi non possiamo più rimanere impassibili rispetto a quello che succede attorno a noi. È necessario mettersi in discussione e pensare al nostro futuro. Questo è un atto di fiducia nelle persone e nella possibilità di una politica migliore, più umana, più responsabile. Questo è un atto di libertà.
E oggi, più che mai, ne abbiamo bisogno.