Insegnare oggi significa riconoscere i talenti e trasformarli in opportunità

in Vita

Insegnare è riconoscere le persone, prima ancora degli studenti

Cosa vuol dire davvero insegnare e formare i giovani, oggi?
Per me non significa semplicemente spiegare programmi, assolvere alle incombenze ministeriali o costruire profili “spendibili” per il mercato del lavoro.

Insegnare, prima di tutto, significa guardare le persone.
Prima ancora degli studenti.

Ogni volta che entro in aula provo a fare un passo indietro rispetto ai contenuti e uno in avanti verso chi ho davanti. Cerco di capire quali potenzialità ci sono, quale strada è stata percorsa fino a quel momento, quale contesto sociale, familiare e umano accompagna quello studente fuori dalla scuola.

Perché nessuno arriva in aula “vuoto”.
Ognuno porta con sé una storia, a volte ordinata, altre volte confusa, spesso segnata da limiti, fratture, mancanze.

Il mio compito, per come lo intendo io, è usare le competenze e l’esperienza che ho maturato per aiutare quei talenti a prendere forma, a concentrarsi sulle opportunità reali che il mondo di oggi offre. Non opportunità astratte o ideali, ma possibilità concrete, credibili, alla portata di ciascuno.

Non tutti partiamo dallo stesso punto.
Non tutti abbiamo gli stessi strumenti, le stesse reti, le stesse occasioni.

Ma tutti, indistintamente, meritiamo qualcuno che sappia dire:
“Qui c’è qualcosa di buono. Proviamo a farlo crescere.”

È questa l’idea di scuola e di formazione in cui credo.
Una scuola che non seleziona soltanto, ma che riconosce.
Una formazione che non etichetta, ma che orienta.
Un’educazione che non promette scorciatoie, ma che restituisce dignità al percorso.

La scuola e la formazione devono essere intese come spazio di possibilità, soprattutto per chi, troppo spesso, non se le sente riconoscere. La scuola deve rimanere l’unico ascensore sociale possibile.

Perché educare non significa solo trasmettere saperi.
Significa aiutare qualcuno a intravedere una strada possibile nel proprio futuro.

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