Sabato 26 settembre 2026 ho partecipato al dibattito promosso dalla Regione Puglia nell’ambito della Fiera del Levante. L’evento dal titolo “Trattenere Talenti, Attrarre gli Investimenti” aveva l’obiettivo di stimolare la discussione tra stakeholder del settore sulle nuove misure della finanza agevolata pugliese e su come queste possono impattare sul territorio. Qui i dettagli della giornata.
Io sono intervenuto in qualità di consulente della Pubblica Amministrazione sui temi della digitalizzazione, dell’innovazione e della trasformazione tecnologica. Di seguito il contributo integrale del mio intervento.
Intervento integrale
Buonasera a tutti.
Il titolo del mio intervento è “Civic Public Hub: trattenere talenti e competenze attraverso l’innovazione della Pubblica Amministrazione”.
E vorrei partire non da un’idea, ma dall’esperienza.
Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di lavorare, con ruoli diversi, a fianco della Pubblica Amministrazione e nel mondo della formazione. Mi sono occupato di digitalizzazione di processi e servizi, di progettazione di ambienti funzionali nei quali introdurre nuove tecnologie e nuovi servizi, e contemporaneamente di formazione sui temi del digitale e dell’innovazione.
Sono esperienze diverse, ma che mi hanno permesso di osservare lo stesso fenomeno da prospettive differenti.
E da queste esperienze è nata una domanda: che fine fa tutta l’innovazione che produciamo?
Perché partiamo da un dato importante.
Attraverso la piattaforma PA Digitale 2026, a luglio 2025 risultavano circa 71 mila progetti di digitalizzazione, riferiti a circa 18 mila amministrazioni. (Fonte Dig.it)
Settantunomila.
È un numero enorme.
Significa che in questi anni migliaia di amministrazioni hanno affrontato problemi, cercato soluzioni, lavorato con imprese e professionisti, sviluppato nuove competenze.
Quindi il primo messaggio che vorrei lasciare è questo:
stiamo innovando.
E anche la Puglia ha già prodotto esperienze interessanti.
Nel 2018 soltanto il 25,2% dei Comuni pugliesi offriva interamente online almeno un servizio rivolto alle famiglie.
Nel 2022 quella percentuale è arrivata al 63,5%, superando il dato nazionale del 53,6%. (Fonte Istat)
In appena quattro anni abbiamo fatto un salto di oltre 38 punti percentuali.
Quindi dobbiamo evitare una narrazione secondo la quale nel nostro territorio non accade nulla.
Le esperienze ci sono.
I progetti ci sono.
Le competenze si stanno formando.
Ma arriviamo al terzo numero.
Nel 2023 il saldo di mobilità dei laureati pugliesi tra 25 e 39 anni è stato di meno 32,7 ogni mille laureati residenti.
Significa che, considerando gli spostamenti verso altre regioni e verso l’estero, il saldo è fortemente negativo.
Il dato nazionale è meno 6,2 per mille. In Puglia tutte le province presentano un saldo negativo: Bari è a meno 18,1, Foggia arriva a meno 53,2. (Fonte Istat)
Quindi:
stiamo innovando, abbiamo esperienze, ma continuiamo a perdere una parte del nostro capitale umano qualificato.
E qui arriva il quarto dato, che rende il quadro ancora più interessante.
Nel 2024, il 42% dei contratti programmati dalle imprese pugliesi ha incontrato difficoltà nel reperimento dei candidati.
Tra le ragioni individuate ci sono la mancanza di candidati e una preparazione professionale non sempre adeguata; il problema riguarda anche figure qualificate come informatici, ingegneri e professioni tecniche. (Fonte unioncamerepuglia.it)
E allora emerge un paradosso.
Perdiamo competenze e, contemporaneamente, cerchiamo competenze che non troviamo.
A questo aggiungiamo altri due numeri.
Nel 2025 soltanto il 54,27% degli italiani tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno di base.
La media dell’Unione europea è il 60,4% e l’obiettivo europeo per il 2030 è arrivare almeno all’80%. (Fonte European Commission)
E quando restringiamo lo sguardo alle competenze tecnologiche specialistiche il quadro diventa ancora più evidente.
Nel 2025 gli specialisti ICT rappresentano il 3,8% degli occupati in Italia, contro il 5% nell’Unione europea. L’Italia è tra i Paesi europei con l’incidenza più bassa. (Fonte European Commission)
A questo punto proviamo a mettere insieme quattro di questi numeri:
71 mila.
63,5%.
meno 32,7 per mille.
42%.
Naturalmente descrivono fenomeni differenti e non voglio suggerire un rapporto causale automatico tra loro.
Ma, letti insieme, ci pongono una domanda molto concreta.
Stiamo innovando.
Abbiamo già esperienze.
Ma una parte dei nostri talenti parte.
E contemporaneamente abbiamo difficoltà a trovare competenze.
È qui, secondo me, che dobbiamo iniziare a ragionare non soltanto sulla quantità degli investimenti, ma sulla nostra capacità di capitalizzarli.
Perché questa è una delle cose che ho osservato nel mio lavoro.
Un’amministrazione realizza un buon progetto.
Nasce una metodologia.
Si costruisce una soluzione.
Professionisti e dipendenti acquisiscono competenze specifiche.
Il progetto termina.
E troppo spesso quella conoscenza rimane lì.
Contemporaneamente un’altra amministrazione, magari a pochi chilometri di distanza, incontra un problema molto simile e riparte quasi da zero.
Abbiamo, insomma, tante isole di innovazione e ancora pochi ponti tra queste isole.
Da questa osservazione nasce la proposta del Civic Public Hub.
Non immagino semplicemente una nuova struttura o l’ennesimo luogo dove organizzare convegni.
Immagino uno spazio fisico, digitale e operativo in cui i bisogni di innovazione della Pubblica Amministrazione incontrino le competenze presenti sul territorio.
E questa proposta nasce da tre convinzioni che ho maturato lavorando sul campo.
La prima:
la tecnologia da sola non basta.
Possiamo acquistare un software straordinario, digitalizzare un servizio o costruire un ambiente tecnologicamente avanzato. Ma se non interveniamo contemporaneamente sui processi, sull’organizzazione e soprattutto sulle persone, la tecnologia non produce automaticamente innovazione.
La seconda:
le competenze hanno valore soprattutto quando riescono a rimanere all’interno di un sistema.
Un buon progetto non dovrebbe terminare con il collaudo.
E un buon percorso formativo non dovrebbe terminare con l’ultima ora di lezione.
Ogni progetto genera conoscenza, relazioni, errori dai quali imparare, professionalità e soluzioni.
Dobbiamo evitare che tutto questo si disperda.
La terza convinzione è forse quella per me più importante:
dobbiamo smettere di considerare la Pubblica Amministrazione esclusivamente come destinataria dell’innovazione.
La PA può diventare anche generatrice di domanda di innovazione.
Le amministrazioni hanno ogni giorno problemi reali da risolvere.
Come digitalizzare un processo.
Come rendere un servizio più semplice.
Come utilizzare meglio i dati.
Come introdurre nuove tecnologie.
Come riprogettare uno spazio.
Come rendere più efficiente il rapporto con cittadini e imprese.
Questi problemi possono diventare occasioni di innovazione, di formazione e anche di lavoro qualificato.
Ed ecco allora concretamente cosa dovrebbe essere un Civic Public Hub.
Un luogo nel quale le amministrazioni portano problemi concreti e fabbisogni reali.
E contemporaneamente:
un luogo nel quale professionisti, imprese, startup, università, ITS Academy, enti di formazione e giovani qualificati portano competenze e contribuiscono alla costruzione delle soluzioni.
Con quattro funzioni molto precise.
Raccogliere i fabbisogni di innovazione delle amministrazioni.
Costruire una mappa delle competenze disponibili.
Raccogliere e trasferire le buone pratiche, facendo in modo che ciò che funziona in un territorio possa essere conosciuto e adattato altrove.
E infine mantenere vive le comunità che nascono intorno ai progetti e ai percorsi formativi.
Perché abbiamo bisogno di meno reti temporanee e di più comunità permanenti.
E qui arrivo alla possibile traduzione regionale della proposta.
Immaginiamo una rete pugliese dei Civic Public Hub.
Una rete nella quale Comuni e altri enti pubblici possano mettere in comune i propri fabbisogni.
Nella quale il sistema delle competenze possa contribuire a costruire risposte.
Nella quale una soluzione sperimentata con successo possa diventare patrimonio accessibile anche alle altre amministrazioni.
In questa prospettiva la Pubblica Amministrazione cambia ruolo:
da cliente dell’innovazione a motore dell’innovazione.
Non significa che la PA debba sostituirsi alle imprese, alle università o ai professionisti.
Significa creare le condizioni perché questi mondi possano incontrarsi più facilmente intorno a problemi reali del territorio.
E allora torno al tema di questa giornata: trattenere i talenti e attrarre investimenti.
Per trattenere un talento non basta formarlo.
Dobbiamo offrirgli opportunità.
Problemi interessanti da risolvere.
Progetti nei quali utilizzare le proprie competenze.
Comunità professionali nelle quali continuare a crescere.
E un territorio nel quale poter vedere l’impatto concreto del proprio lavoro.
Abbiamo già investito molto nella digitalizzazione.
Abbiamo già generato migliaia di progetti.
Stiamo formando persone e costruendo competenze.
Il passo successivo è fare in modo che tutto questo rimanga, circoli e si moltiplichi.
Dobbiamo passare da una logica di interventi episodici a una logica di ecosistema.
Da una PA fatta di compartimenti stagni a una PA che condivide conoscenza.
Da una formazione che termina con il corso a competenze che continuano a contaminare il territorio.
Da singoli progetti di innovazione a un sistema capace di conservare e moltiplicare ciò che quei progetti producono.
In definitiva:
dobbiamo passare da una Pubblica Amministrazione che realizza progetti a una Pubblica Amministrazione che costruisce ecosistema.
Ed è questo il senso della proposta del Civic Public Hub.
Una proposta che credo valga la pena iniziare a sperimentare proprio qui, in Puglia.
Appendice
Se vuoi guardare la presentazione in powerpoint che ho trasmesso durante l’evento clicca sulla prima slide
