Il 7 marzo 2026 ho partecipato alla convention “Avanti per l’Italia”, un’occasione di confronto sul ruolo e sulle prospettive dell’area riformista nel nostro Paese.
Nel corso dell’incontro ho avuto modo di condividere alcune riflessioni sulla necessità di recuperare una politica fondata sulla cultura di governo, sulla responsabilità e sulla capacità di costruire soluzioni concrete, partendo dai territori e dalle esperienze amministrative.
Di seguito, il testo integrale del mio intervento.
Intervento integrale
Grazie per questo invito.
Porto innanzitutto il saluto del vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone, che mi ha chiesto di dirvi una cosa molto semplice: iniziative come questa dimostrano che nel nostro Paese esiste ancora una comunità politica che non si rassegna alla superficialità della politica urlata, ma vuole tornare a costruire una proposta seria e responsabile.
E oggi, in Italia, ce n’è davvero bisogno.
Viviamo un tempo in cui la politica sembra dividersi tra populismi contrapposti: da una parte chi promette soluzioni semplici a problemi complessi, dall’altra chi pensa che basti gridare più forte per avere ragione.
Ma la storia ci insegna una cosa diversa.
Le grandi stagioni di progresso del nostro Paese sono nate quando ha prevalso la cultura riformista.
Quando la politica ha scelto la strada più difficile:
quella della responsabilità, del pragmatismo, del governo.
Il riformismo non è la via di mezzo tra destra e sinistra.
Il riformismo è la politica di chi ha il coraggio di governare i problemi invece di urlarli.
Ed è proprio per questo che nasce e cresce il progetto di Casa Riformista.
Un progetto che non nasce nei palazzi romani, ma nei territori, nelle amministrazioni locali, nelle comunità.
Qualche giorno fa abbiamo dato una notizia che per noi ha un valore politico importante: a Santeramo, in provincia di Bari, sei amministratori locali — la vicesindaca Doriana Giove, l’assessore Fabio Schiavarelli, il presidente del Consiglio comunale Nicola Lanzolla e i consiglieri Francesco Massaro, Debora Gatti e Giuseppe Cappiello — hanno scelto di aderire a questo percorso.
E permettetemi di dirlo chiaramente: quando amministratori che ogni giorno affrontano i problemi reali delle comunità scelgono il riformismo, significa che il riformismo non è una teoria.
È una necessità politica.
Perché chi governa davvero i territori sa che i problemi non si risolvono con gli slogan.
Si risolvono con competenza, con serietà e con la capacità di costruire alleanze.
Questo è il senso di Casa Riformista:
uno spazio politico plurale dove culture diverse — socialista, liberale, cattolico-democratica — possano tornare a lavorare insieme dentro il campo del centrosinistra.
E credo che il confronto promosso dal Partito Socialista, con il segretario Enzo Maraio, vada esattamente in questa direzione.
Perché se il centrosinistra vuole tornare competitivo deve ritrovare una cultura di governo.
Dobbiamo tornare a parlare di sviluppo, di lavoro, di scuola, di innovazione, di infrastrutture.
Dobbiamo tornare a essere credibili per chi lavora, per chi fa impresa, per chi studia.
Da questo punto di vista credo che la Puglia possa essere un laboratorio politico molto importante.
Negli ultimi anni la nostra regione ha dimostrato che quando c’è una classe dirigente capace di dialogare e costruire alleanze larghe si possono ottenere risultati concreti.
Penso in particolare all’esperienza amministrativa di Antonio Decaro.
Un’esperienza che ha dimostrato una cosa molto semplice:
la buona politica non nasce dalla radicalizzazione, ma dalla capacità di tenere insieme competenze, territori e comunità.
Ed è esattamente questo lo spirito del riformismo.
Meno propaganda.
Più amministrazione.
Meno ideologia.
Più soluzioni.
Per questo credo che proprio dalla Puglia possa arrivare un contributo importante alla costruzione di una nuova stagione riformista nel nostro Paese.
Una politica che non viva solo nei talk show o nei social, ma torni a respirare nei territori, nei comuni, nelle comunità locali.
Come Italia Viva, in Puglia, stiamo provando a fare esattamente questo: riattivare una comunità politica, valorizzare amministratori capaci, costruire spazi di confronto e partecipazione.
Perché nessun progetto politico vive senza una comunità.
E il riformismo italiano ha bisogno proprio di questo:
di donne e uomini che credono nella politica come responsabilità e non come tifoseria.
La sfida che abbiamo davanti è grande.
Costruire un riformismo forte, europeo, pragmatico, capace di parlare al Paese reale.
Un riformismo che non abbia paura di governare il cambiamento, ma che sappia farlo con serietà.
Se riusciremo a farlo insieme — socialisti, liberali, cattolici democratici e riformisti — potremo davvero aprire una nuova stagione politica.
Chiudo con un omaggio caro alla tradizione socialista.
Filippo Turati diceva che il riformismo è la politica dei passi avanti concreti.
Non delle rivoluzioni annunciate, ma dei cambiamenti reali.
E allora forse è proprio questo il nostro compito oggi.
Fare un passo avanti. Perché la buona politica non è quella che urla di più. È quella che cambia davvero le cose. Grazie e buon lavoro a tutti.