Il prof. Roberto Bellotti diventerà il prossimo rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. E sarà così non perché oggi è il miglior candidato possibile. Se leggiamo, infatti, le linee programmatiche dei candidati arrivati nelle prime posizioni del primo turno elettorale, tutte raccontano una storia che sarebbe stato bello vedere attuata.
Il prof. Bellotti diventerà il prossimo rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro perché incarna meglio di tutti lo spirito che oggi serve per guardare con coerenza, forza e coraggio il futuro.
Quando sei anni fa ci ritrovammo in tanti (ma non tantissimissimi) allo spoglio nell’ultimo turno dell’elezione a rettore, lui dopo una decina di minuti capì, uscì dall’aula con il sorriso, fece una telefonata e rientrò sempre con lo stesso sorriso. Aveva telefonato al prof. Bronzini augurando a lui buon lavoro per i prossimi sei anni. Ci fu un grande applauso. Poi calò il sipario.
In questi sei anni il prof. Bellotti, sempre con lo stesso sorriso sulle labbra, ha continuato a lavorare sodo, a costruire e consolidare la propria rete, a divenire direttore del Dipartimento di Fisica, a far diventare lo stesso dipartimento il Dipartimento d’Eccellenza, ad attrarre talenti, a recuperare fondi, a instaurare relazioni istituzionali. Sempre con il sorriso. Sono certo che chiunque lo abbia incrociato in questi anni possa raccontare di quel sorriso prima di un qualsiasi saluto e prima di una qualsiasi riunione.
Forse il prof. Bellotti avrebbe potuto ritirare la propria candidatura sei anni fa, avrebbe potuto ottenere un ruolo all’interno di Uniba. Certo che lo avrebbe potuto fare. Ha deciso di non farlo. Nella società che vuole “tutto e subito” lui ha ragionato nella logica del lavoro su se stessi, quello che oggi non va di moda, perché rischia di “bruciare quanto conquistato”. Eppure le persone libere è così che fanno. Coerenza.
Chissà quanti bocconi amari sono stati buttati giù, quanti vuoti da colmare, quante delusioni, quanti tradimenti. Ma la forza di andare avanti di solito ce l’ha chi si costruisce da solo, chi parte dal nulla, chi ha raccolto solamente sulla base di quanto seminato dalle proprie mani. Forza.
Adesso siamo all’ultimo step, all’ultimo tiro di rigore. Così si diventa leader, si diventa riferimento per gli altri, si arriva al punto che chi era dall’altra parte riconosce il valore e cede la palla. Per l’ultimo rigore. Quello decisivo. Coraggio.
Certo, non è che da questi dettagli che si giudica un giocatore, cantava qualcuno. “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”.
Guarda caso, il suo nome è Roberto. Ma questa volta Roberto farà gol. Noi già lo sappiamo.